"scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio; dimenticati entrambi, in modo da lasciare spazio ad una nuova idea. Forse sta fluttuando nella stanza in cerca di dimora, un pensiero, un'idea che nessuno reclama..." Bion

"Fiabe gay" o classici della letteratura per l'infanzia?



Dal giornale dell'Università di Padova

Arrivata sui giornali pochi giorni fa, la notizia di 49 “fiabe gay” distribuite a scuola nel comune di Venezia ha aperto uno scontro, molto ideologico, su una possibile minaccia all’integrità morale dei bambini. Tra loro alcuni classici della letteratura per l’infanzia.
Sul caso delle cosiddette 49 fiabe gay distribuite ai bambini dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia del comune di Venezia, mi hanno particolarmente colpito i titoli roboanti dei giornali, non certamente le prevedibilissime reazioni di taluni politici, sempre pronti a promuovere pretestuose crociate (possibilmente brevi, massmediaticamente rumorose e senza conseguenza alcuna per il loro portafoglio e il loro investimento personale) in difesa dei diritti dei bambini, dei quali ci si ricorda ovviamente solo in casi come questo.
“49 fiabe gay”? Ma da chi e in quali anni sono state pubblicate tutte queste fiabe? Da studiosa di letteratura per l’infanzia ho subito frugato negli appunti, ho riletto recensioni e libri e sono andata a scandagliare le banche date informatizzate dedicate ai libri per ragazzi.
Indagando in maniera approfondita si scopre che tra le 49 presunte fiabe gay, sono inclusi, ad esempio, anche opere di letteratura per l’infanzia irrinunciabili quali Piccolo blu e piccolo giallo, Pezzettino o Guizzino di Leo Lionni, A caccia dell'orso di Michael Rosen e Helen Oxenbury, Sono io il più bello di Mario Ramos, Ninna nanna per una pecorella di Eleonora Bellini e Massimo Caccia, Forte come un orso di Katrin Stangl,  Dove è la mia mamma? di Julia Donaldson e Axel Scheffler o Il pentolino di Antonino di Isabelle Carrier.
Gli albi che trattano il tema dell’omosessualità risulterebbero essere in definitiva solo quattro che, assieme agli altri 45 libri, sono stati selezionati e offerti ai bambini per aprire un dialogo sulle tematiche legate all’accettazione dell’alterità e alla decostruzione degli stereotipi culturali e di genere, così pervicacemente diffusi nella nostra quotidianità. Sorge allora spontanea una domanda: questa esile pattuglia di albi illustrati rappresentano veramente un “rovesciamento di centralità” delle forme familiari tradizionali, secondo quanto paventato, ad esempio, in alcuni quotidiani nazionali (es. Silvia Vegetti Finzi sulle pagine de Il Corriere della Sera di venerdì 7 febbraio)?  
La fumosa polemica sollevata in questi giorni denota purtroppo, ancora una volta, una diffusa mancanza di cultura relativa sia alla letteratura per l’infanzia (i cosiddetti “libretti”. SIC!) sia agli orientamenti dell’attuale pedagogia della lettura. Da tempo gli studiosi italiani e stranieri hanno messo in evidenza il lungo e faticoso cammino che questa disciplina è riuscita positivamente a compiere nel corso della sua dibattuta evoluzione storica: dall’ottocentesca funzione moralistica, omologante, istruttivo-didascalica, la letteratura per l’infanzia è riuscita ad approdare, come ci ricorda il pedagogista Franco Cambi, in maniera sempre più ardita e dirompente, a una produzione libera, divergente, utopica, convinta sostenitrice di un concetto di infanzia indipendente, inquieta, critica, che si interroga sulle questioni profonde della vita: l’amicizia, l’amore, l’attesa, l’inganno, la paura, il tradimento, la guerra, la fedeltà, il coraggio, la morte. La finalità educativa della letteratura per l’infanzia non è, infatti, di imporre a bambini e ragazzi dei modelli precostituiti ai quali essi debbano uniformarsi, ma di accompagnarli dentro boschi narrativi che parlino di tutti gli aspetti della nostra vita, anche di quelli più bui e spinosi, attraverso i quali essi possano imparare a conoscere e ad accettare la natura inquieta dell’uomo, l’ambivalenza delle relazioni umane e i chiaroscuri della vita, nel convincimento che “se rappresentati e comunicati”, essi possono essere affrontati e compresi.
Nulla di più lontano pertanto dalla propaganda e da La mala educación.
Marnie Campagnaro

Follow by Email

Gadget

Questi contenuti non sono ancora disponibili su connessioni criptate.

traslate in english