"scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio; dimenticati entrambi, in modo da lasciare spazio ad una nuova idea. Forse sta fluttuando nella stanza in cerca di dimora, un pensiero, un'idea che nessuno reclama..." Bion

Jean-Jacques Rousseau

Nato da un'umile famiglia calvinista ginevrina di origine francese, la sua gioventù fu difficile e in quel periodo si convertì al cattolicesimo. Raggiunta la maggiore età iniziò una relazione con Marie-Thérèse Levasseur, da cui avrebbe avuto cinque figli. 

Le opere più importanti


Il suo primo testo filosofico importante fu " il Discorso delle Scienze e delle Arti" che  segnò l'inizio della sua fortuna.

Dal primo Discours emergevano già i tratti salienti della filosofia rousseauiana: un'accesa critica della civiltà vista come causa di tutti i mali e le infelicità della vita dell'uomo, ed il corrispondente elogio della natura ritenuta depositaria di tutte le qualità positive. Questi temi sarebbero stati ulteriormente sviluppati dal " Discorso sull'origine e fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini"da questo secondo Discours emergeva la concezione di Rousseau dell'uomo e dello stato di natura, l'idea sull'origine del linguaggio, della proprietà, della società e dello Stato.  Il "Contratto sociale" , conteneva la proposta politica di Rousseau per la rifondazione della società sulla base di un patto equo – costitutivo del popolo come sovrano, solo detentore del potere legislativo e suddito di sé stesso. 

Il personaggio nella pedagogia 

Alla base della concezione pedagogica di Rousseau si ritrova l'idea comparsa già in molti suoi libri, l'opposizione tra natura e società: nello stato di natura l'uomo vive in una condizione di uguaglianza e libertà, nella società e con la cultura è costretto tra imposizioni e disuguaglianza. Sulla base di queste premesse l'autore postula che l'educazione debba necessariamente essere naturale. Cosa egli intenda esattamente per “naturale” occorre chiarire. La natura per Rousseau consiste nell'insieme delle facoltà umane e intellettive proprie dello stato originario dell'uomo, facoltà, che come si è già ricordato, vengono sistematicamente corrotte nella società contemporanea da civiltà e cultura.

Il carattere naturale dell'educazione implica dunque che essa non può derivare dai dettami della società, ma deve necessariamente fondarsi nell'uomo visto come essere autonomo. Anche il metodo utilizzato dagli insegnanti dovrà essere coerente con l'evoluzione naturale del soggetto, senza forzarla in alcun modo, e dovrà quindi essere strutturato sulla base dell'evoluzione psicologica dei fanciulli.

La prima e la seconda infanzia

Questo primo periodo formativo del bambino, in cui la ragione ancora non è pienamente sviluppata e non può quindi essere pienamente utilizzata, deve essere caratterizzata da un' "educazione negativa". Questo termine  è utilizzato da Rousseau come definizione di un metodo pedagogico che sia volto più che a progettare interventi formativi specifici e rispettare lo sviluppo del bambino evitando interventi contrari a esso.(   non  bisogna concludere dunque che il formatore in questi primi anni debba limitarsi a non far nulla e a lasciare che il bambino completi da sé la propria educazione). L'Educatore  dovrà impegnarsi molto per impedire che il bambino sia influenzato negativamente e per predisporre occasioni propizie per uno sviluppo armonico.
Rosseau pone l'accento sull'importanza, nel percorso educativo dei bambini, delle sensazioni provate dalla manipolazione degli oggetti e dal movimento. In questo periodo della vita si deve ogni forma di educazione morale, in quanto senza il supporto della ragione il bambino non potrebbe capire ciò che sta dietro a divieti o imposizioni e li considererebbe solo come mere imposizioni, allontanandosi così dallo stato naturale di libertà.
La seconda fase dell'educazione del bambino, che per Rousseau va dai 3 ai 12 anni circa, resta sempre caratterizzato dall'impiego di una pedagogia negativa, ma si introduce il concetto della libertà anche come conquista.
Il bambino comincerà e rendersi conto dello squilibrio che esiste tra i suoi bisogni e le capacità che gli sono date di soddisfarli. Su questa dicotomia ci si potrà appoggiare per una prima educazione morale che non conterrà obblighi o doveri ma partirà appunto dall'osservazione e dal confronto con la necessità delle cose, metodologia che dovrebbe portare allo sviluppo dell'uomo sulla base dell'autonomia e dell'autenticità.
L'Educatore dovrà essere vigile in modo da non anticipare mai lo sviluppo dei bambini che gli sono affidati, e basando sempre i suoi insegnamenti sui bisogni e sugli interessi dei suoi piccoli allievi. Il precettore dovrà fare buon uso del suo pensiero critico, in modo che i bambini avvertano di essere loro a comandare, mentre il vero controllo resta però nelle mani degli insegnanti che dirigono quindi la crescita educativa degli alunni,( anche se nel rispetto del loro percorso naturale di crescita).
Questa impostazione porta di conseguenza a mettere in secondo piano la didattica tradizionale, i cui programmi sono sentiti come troppo rigidi e lontani dalle esperienze concrete degli alunni, che quindi non ne trarranno mai un autentico beneficio.
• La preadolescenza e l'adolescenza
Con l'avvicinarsi del bambino all'adolescenza scompare la distinzione forte che aveva caratterizzato l'infanzia tra i bisogni e il potere di soddisfarli. Ora la ragione e le forze del fanciullo si sviluppano velocemente, e di conseguenza anche l'impostazione della pedagogia deve cambiare diventando da negativa a positiva.
Il motore che porta alla crescita in questa età (crescita che non è più solo fisica ma soprattutto spirituale) è la curiosità su cui deve poggiarsi la linea pedagogica positiva del bravo insegnante. Infatti, occorre ora introdurre le linee guida di un sapere formale, non trasmettendo al giovane una serie di idee preordinate, quanto piuttosto portandolo alla scoperta delle idee attraverso un percorso che muova,  dalla sua innata curiosità e faccia continuo riferimento all'utilità di quanto emerge dalla ricerca.
Dal punto di vista dello sviluppo intellettivo il bambino sta ora passando dalle sensazioni dell'infanzia al mondo delle idee dell'adolescenza. Questo comporta – sul piano morale – un passaggio educativo da una condotta regolata sulla necessità a una condotta orientata all'utilità, verso cui, è bene ricordarlo, anche l'insegnamento formale deve condurre. Per Rousseau il passaggio da ciò che è veramente utile a ciò che è buono sarà poi breve e facile.
Dal punto di vista sociale il giovane deve essere tenuto lontano dai complicati concetti di relazioni sociali, che ancora rischierebbero di confonderlo. La sua socializzazione dovrà prendere dunque l'avvio dalla conoscenza e dalla pratica di mestieri che risultino di pubblica utilità, e di cui egli sia portato a comprendere le ragioni di utilità sociale.
Con l'adolescenza inizia la vera e propria educazione , prima guidata dalle sensazioni, poi dalla curiosità ed ora dalle passioni, che introducono il giovane all'interno della società. Altri aspetti caratterizzanti di questa fase, tutti conseguenti però al subentrare delle passioni, sono lo sviluppo dell' immaginazione, il confronto con le problematiche morali, la comparsa delle idee astratte fino a giungere alla conquista razionale dell'idea di Dio.
Le passioni, nascono naturalmente nell'animo dei giovani, ma in questo caso Rousseau mette in guardia i formatori dal pericolo di contaminazione a cui esse sono costantemente soggette. Consiglia pertanto di non offrire ai giovani occasioni che portino all'eccitazione delle passioni, quanto di mirare piuttosto a contenerle, in modo che sia più facile per il giovane rispettare e seguire l'evoluzione naturale del suo sentire.
Questa evoluzione naturale ha origine dal sentimento di amore, che inizialmente si pone come amore di sé stesso (e che deve essere guidato perché non diventi amor proprio, base della vanità e dell'orgoglio), alla base della nostra stessa sopravvivenza e motore della curiosità dei giovani. Da questa prima essenziale forma di amore dei fanciulli ne deriva poi un secondo, più evoluto, che si esplica nell'amore per chi gli sta vicino.
Al sentimento di amore è vicino il sentimento della pietà, per sviluppare il quale, Rousseau raccomanda di porre l'adolescente a confronto con situazioni di sofferenza e dolore. Queste esperienze lo porteranno ad amare maggiormente chi gli sta vicino, e quindi a rispettare i suoi simili. Questo è il percorso morale che si avvia con l'ingresso del giovane nell'adolescenza e che lo porterà ad apprendere gradatamente i valori, il concetto di giustizia, di pace, di Dio.
scritto da Laura Brunelli 
psicologo-psicoterapeuta

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