"scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio; dimenticati entrambi, in modo da lasciare spazio ad una nuova idea. Forse sta fluttuando nella stanza in cerca di dimora, un pensiero, un'idea che nessuno reclama..." Bion

L'importanza strategica della formazione accademica


21 FEBBRAIO 2013
In una campagna elettorale che per giudizio pressoché unanime si è mantenuta su livelli assolutamente inadeguati rispetto ai problemi del Paese, e ormai a ridosso del voto, le università italiane attraverso i loro rettori ritengono di dover mettere in campo una riflessione forte e chiara, destinata a coloro che stanno chiedendo agli elettori un mandato a rappresentarli. Non vogliamo con questo aggiungere l’ennesima voce alla classica lista della spesa, né ottenere corsie preferenziali: il nostro è un richiamo a considerare l’importanza strategica della formazione accademica, ingrediente fondamentale per uscire dalla crisi e per consentire al Paese una concreta quanto stabile ripresa. Lo facciamo nella consapevolezza che la missione che ci è affidata è quella di formare le giovani generazioni, promuovere la ricerca scientifica, e contribuire allo sviluppo e alla diffusione della cultura. Abbiamo in pari tempo ben chiaro che una serie di emergenze stanno penalizzando pesantemente il sistema universitario italiano, conducendolo a una crisi irreversibile se non si porrà mano ad alcune concrete misure.
Il documento che sottoponiamo ai candidati premier ruota attorno a questa vera e propria urgenza, sottolineando che se esistessero dei parametri di Maastricht anche per gli atenei, l’Italia sarebbe già oggi fuori dall’Europa; che a sua volta è in ritardo rispetto agli Stati Uniti, ma anche a Paesi emergenti come quelli dell’Est asiatico, che non a caso stanno investendo in misura consistente sull’università. Per evitare di finire relegati, di fatto, in una sorta di terzo mondo accademico, che impoverirebbe in modo pesante tanto la ricerca quanto la didattica e ci svuoterebbe delle migliori risorse intellettuali, occorrono nell’immediato sei misure; solo una delle quali, per giunta l’ultima, riguarda la richiesta di fondi. La prima per noi consiste nella defiscalizzazione di tasse e contributi che le famiglie devono pagare per poter mandare i loro figli all’università: un alleggerimento essenziale in un momento di crisi economica come l’attuale, in cui il costo degli studi accademici costituisce una delle cause del calo delle iscrizioni cui i mass media hanno dedicato grande attenzione in questi giorni.
Chiediamo poi la copertura totale delle borse di studio che Regioni e atenei erogano per garantire la formazione e la mobilità degli studenti: è un problema che investe la qualità dell’istruzione, se il sistema-Italia vuole poter disporre di laureati competitivi. A questo si aggiunge la richiesta di abbattere l’Irap sulle borse post-laurea, e di defiscalizzare gli investimenti che le imprese effettuano per sostenere la ricerca: solo così sarà possibile garantire alle nostre aziende di poter reggere il confronto con il mercato internazionale specie nei settori ad alta intensità tecnologica; esigenza particolarmente avvertita dal mondo produttivo del Nordest. Riteniamo importante anche finanziare posti di ricercatore da destinare almeno al 10% dei dottori di ricerca, e togliere i vincoli al turn-over: uno strumento essenziale per combattere il fenomeno da tutti denunciato della fuga dei cervelli, ma anche per arginare il progressivo invecchiamento della docenza.
Ci sono infine due misure che toccano da vicino il funzionamento degli atenei: da un lato restituire loro l’autonomia responsabile, rimuovendo i troppi vincoli normativi posti in modo indiscriminato, perché sia possibile valorizzare le scelte di qualità e le vocazioni delle singole sedi; dall’altro, portare i fondi per l’università all’1 per cento del Pil, riportandoli ai livelli del 2009 e innalzando il livello della premialità al 50%. I tagli subìti in questi ultimi anni rischiano seriamente di compromettere la stessa gestione ordinaria degli atenei. A chi sostiene che le università devono combattere gli sprechi, posso rispondere che per corali quanto autorevoli riconoscimenti esterni l’università di Padova ha sempre presentato e presenta una gestione oculata, in cui grazie alla dedizione delle varie componenti e a non pochi sacrifici è stato fin qui possibile mantenere elevati gli standard qualitativi della didattica e della ricerca pur in presenza di pesanti e progressivi tagli al finanziamento dello Stato. Si è dunque guadagnata sul campo il diritto al riconoscimento della sua funzione: che non ha una valenza solo interna, ma presenta strategiche ricadute sul sistema Nordest. Per questo, penalizzarla sarebbe doppiamente esiziale.
Giuseppe Zaccaria ( preso dal sito dell'Università di Padova)

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