"scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio; dimenticati entrambi, in modo da lasciare spazio ad una nuova idea. Forse sta fluttuando nella stanza in cerca di dimora, un pensiero, un'idea che nessuno reclama..." Bion

COME SI SVOLGE LO PSICODRAMMA

Una seduta di psicodramma

Nel concreto, una seduta di psicodramma ha una durata di circa due ore con un gruppo che va dagli 8 ai 12 partecipanti.
La seduta solitamente si centra su uno o al massimo due protagonisti che scelgono la scena da giocare.
La scena può essere: un sogno, un evento reale presente o passato significativo.
I protagonisti designano, scegliendo tra gli altri partecipanti allo psicodramma, i personaggi presenti nella loro scena, dando a ciascuno il proprio ruolo e le proprie battute.
Dopo che tutti i ruoli sono stati assegnati si inizia a drammatizzare l’azione, ricreando l’evento che si è scelto di giocare.


La tecnica del doppio

Lo psicodrammatista conduce i giochi, per questo è definito conduttore,   attraverso la tecnica del doppio, che ha la funzione di dar voce ai bisogni, desideri e sentimenti del protagonista.
La tecnica del doppio consiste nel mettersi al fianco o alle spalle del protagonista, toccandolo con la sua mano sulla spalla o tenendolo per mano.
Inoltre il conduttore, che è il doppio,  dà voce alle emozioni che ritiene l’altro stia provando e lo induce a scavare dentro di sé. Comportandosi come un sostegno rassicurante, una guida interrogante nell’introspezione.

Il cambio di ruoli

Il conduttore aiuta il protagonista nel cambio di ruoli, invitandolo a prendere il posto di altri significativi del suo mondo relazionale o oggetti simbolici ed a continuare la scena dal loro punto di vista. Questa è la tecnica principale che ha la funzione di far cogliere all’individuo “nuove verità”, aggirando e superando in modo naturale pregiudizi e blocchi, decentrando il suo punto di vista, per scorgerne di nuovi.

Tecnica dello specchio

Altra importante tecnica è quella dello specchio che consiste nel porre il protagonista fuori dalla scena che ha costruito, in posizione di osservatore della stessa. In tal modo il protagonista può “vedersi da fuori”, per constatare come egli venga percepito dagli altri e lavorare quindi, insieme col doppio, sull’immagine di sè.

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