"scarta la tua memoria, scarta il tempo futuro del tuo desiderio; dimenticati entrambi, in modo da lasciare spazio ad una nuova idea. Forse sta fluttuando nella stanza in cerca di dimora, un pensiero, un'idea che nessuno reclama..." Bion

Il bambino diversamente abile : modellamento

Vorrei porre l'attenzione su un argomento che da sempre mi sta  a cuore, il bambino diversamente abile. Molti anni fa, ho avuto la fortuna di iniziare a conoscere il mondo dei diversamente abili, nello specifico allenavo e alleno tutt'ora assieme ad un fantastico gruppo di altri volontari, dei ragazzi con vari problemi psichici, per un progetto del distretto di Vicenza ( gruppo scheggia).
Ci relazioniamo attraverso lo sport, corriamo insieme, ridiamo, ci facciamo gli scherzi, giochiamo le partite, perdiamo e vinciamo, alcuni di loro fanno fatica a parlare, ma il linguaggio comune è quello non verbale, i sorrisi, lanciarsi la palla, battersi la spalla, noi comunichiamo così.
Lo sport, che bella invenzione, non ci sono limiti insuperabili,  ogni cosa è possibile quando ci si trova tutti insieme attorno ad un canestro con la palla in mano.
L'esercizio fisico aiuta come ho detto ad annullare le diversità, che però ci sono, restano, non si nascondono, anzi, si vedono per poter trovare un modo particolare per noi educatori di spiegare e farci capire, poter insegnare, senza voti o giudizi, solo il piacere nel vedere che alla fine i ragazzi riescono a fare un palleggio, un canestro o un goal!
Le  aspettative  di noi  educatori su di loro li motivano,  si rispecchiano nei nostri sguardi fiduciosi, grazie agli incoraggiamenti "crescono sentendosi normali".
Si modellano con noi. La modellazione sul contesto è pertanto una delle normali modalità di crescita, anche e specialmente nella famiglia, in cui il bambino nasce e si struttura la sua personalità. Parlare quindi di handicap e di personalità non è sbagliato, in quanto la seconda va ad essere caratterizzata dai
significati “modellati” dal primo. La personalità  è il frutto di relazioni che si instaurano con
gli altri, dell’immagine che ognuno ha di sè, come conseguenza dell’immagine che  per prima la madre e successivamente gli altri ci rimandano.
Il binomio soggetto-contesto è fondamentale nella costruzione della personalità, anche e specialmente nel caso dei portatori di handicap. Così come per un bambino “normodotato” s' instaurano delle aspettative e dei modellamenti all'interno della famiglia e dell'ambiente circostante, anche per il bambino diversamente abile si creano delle attese, con la differenza che queste ultime sono spesso negative, a causa del deficit.
Ogni soggetto per sopravvivere è costretto a strutturare se stesso secondo il modello che il contesto
primario (la famiglia) gli rimanda, parliamo quindi di “profezia” per indicare il percorso di crescita
della personalità dovuta al rimando - positivo o negativo che sia - della famiglia sul bambino. In
particolare, il bambino diversamente abile il più delle volte è costretto a strutturare se stesso su “profezie negative”, perchè negativi sono sia gli esiti derivanti dal deficit, sia la reazione dei genitori all’evento; egli struttura quindi la propria personalità in questo modo perchè gli altri lo confermano di continuo
come “eterno svantaggiato”.
Durante lo sviluppo evolutivo questi  bambini tenderanno ad identificarsi con l’immagine di chi non può fare, si consolida a questo punto la famosa “profezia autoavverante” che conduce ad un circolo vizioso di adattamento passivo all'ambiente e di un contesto che rimanda un’immagine negativa, inducendo passività.
Nel prossimo post affronterò le aspettative legate alla nascita di un figlio e la reazione alla scoperta della disabilità.

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